Stir, Ass. Ambientaliste: “Finalmente Mirra si è arreso, l’unica soluzione è la delocalizzazione dell’impianto”

 

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Le Associazioni  “Fermiamo il Degrado Ambientale”, “Fermiamo i Roghi Tossici”, “Adotta la CITTA’, “Comitato Cittadino per la Delocalizzazione dello STIR”, hanno partecipato alla riunione convocata in Regione Campania sulla questione dell’incendio STIR. La Commissione è stato un momento utile di confronto per capire con i dirigenti dell’ARPAC quanto accaduto nei comuni di S. Maria C.V. e San Tammaro. I dati ancora parziali hanno purtroppo segnalato un aumento delle concentrazioni degli inquinanti a ridosso dell’impianto nelle ore immediatamente successive all’incendio. I residui tossici della combustione- come hanno dichiarato i tecnici ARPAC- sono in gran parte finiti nelle campagne circostanti, cosi contribuendo a danneggiare le matrici ambientali e favorendo il possibile bioaccumulo di sostanze cancerogene nell’organismo. “Solo con il pronto intervento dei vigili -ai quali va ancora il nostro ringraziamento- si è potuto evitare un disastro ancora peggiore. Abbiamo chiesto come cittadini- ha dichiarato- l’avv. Raffaele Aveta maggiore sicurezza per l’impianto e l’adozione di misure urgenti per evitare nuovi disastri ambientali e danni alla popolazione. Purtroppo resta l’amara constatazione che l’incendio forse si poteva evitare, implementando le misure di sicurezza. Già dagli inizi di luglio era chiaro che gli impianti di trattamento dei rifiuti erano obiettivi sensibili, tant’è che, su sollecitazione del Ministro dell’Ambiente, era stata diramata una circolare alle Prefetture per chiedere l’inserimento dei siti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti nei piani coordinati di controllo del territorio. Per noi l’impianto STIR resta una minaccia per la salute dei sammaritani. I dati ARPAC confermano infatti uno sforamento delle p10 già 34 volte nel corso di quest’anno. Nessuno STIR della Campania ha fatto peggio. La nostra città ha il più alto tasso di tumore al polmone della Regione (fonte Istituto Pascale di Napoli). Ci aspettavamo dal Sindaco che facesse emergere questi dati”. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Anna Fabozzi, leader del comitato “Fermiamo i roghi tossici” per la quale “restano i dubbi sui ritardi nella segnalazioni dell’incendio, sul perché non è stata avvertita la popolazione nell’immediatezza di quanto accaduto, sul perché non si è provveduto a fermare l’impianto nelle ore immediatamente successive all’incendio, sul perché non sono state adottate misure sanitarie preventive, come hanno ad esempio fatto i sindaci dei comuni di Casalduni, Fragneto Monforte e Pontelandolfo dopo l’incendio allo STIR di Casalduni ordinando, ad esempio, il divieto temporaneo di permanenza nelle strade pubbliche”. I primi risultati della lotta portata avanti dalla associazioni sembrano comunque arrivare. “Ieri in Commissione- ha riferito Aveta- il sindaco su nostra sollecitazione ha finalmente immaginato una prospettiva di delocalizzazione dell’impianto. Anche la nota diramata dal Comune parla chiaramente di questa ipotesi, sdoganando di fatto nel dibattito politico cittadino quello che sembrava un tabù. Ora speriamo che alle parole seguano atti amministrativi per spostare l’impianto in aree più consone della provincia, lontano da centri abitati, dove costruire un impianto tecnologicamente più avanzato, che non arrechi molestie di alcun tipo”. Le Associazioni preannunciano nuove iniziative nei prossimi giorni per tenere alta l’attenzione sulla questione STIR.

 

 

 

 

Author: Redazione

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